IL CONTESO TERRITORIALE

            Il borgo medievale di Maranola, nel comune di Formia, sorge sulla sommità di una collina ai piedi dei Monti Aurunci ad una altitudine sul livello del mare di m. 269 e domina dall’alto il Golfo di Gaeta con una vista sul Mar Tirreno che spazia dalle Isole dell’Arcipelago Pontino (Ponza, Ventotene e Santo Stefano) a quelle dell’Arcipelago Campano (Ischia, Procida e Capri).
           Dal punto di vista ambientale il suo territorio è caratterizzato dalla presenza contemporanea delle montagne (Monti Aurunci) e del mare (Mar Tirreno) che rendono particolarmente favorevole la natura dei luoghi con un clima assolutamente temperato, con estati fresche e inverni caldi, del tutto adatti ad un turismo in qualsiasi stagione dell’anno.
            La catena calcarea dei Monti Aurunci che si erge alle spalle dell’abitato, con le sue vette che raggiungono altezze superiori ai 1000 metri (Monte Putrella m.s.l 1535, Monte Sant’Angelo m.s.l. 1404, Monte Ruazzo m.s.l 1313), rappresenta un habitat naturale di notevole interesse con ecosistemi diversificati che compongono un unicum naturalistico che mette insieme in un contesto integrato faggete di altitudine,  boschi di leccio e quercia, gariga e macchia mediterranea che si protende fino a lambire le coste del Golfo di Gaeta.
           La bellezza singolare dei paesaggi, la ricchezza della flora (circa 900 specie di piante in un territorio di poche miglia di ettari) e della fauna (presenze importanti come il gatto selvatico, il lupo, l’istrice, alcune specie rare di tritoni e salamandre), l’imponente sistema carsico con le sue grotte e  cavità, hanno dato a questo territorio una notevole importanza dal punto di vista ambientale e naturalistico riconosciuta con l’istituzione del Parco Regionale dei Monti Aurunci (legge Regionale 29/1997) di cui il territorio del Comune di Formia e quindi di Maranola sono parte integrante.
           La presenza del Mar Tirreno e del Golfo di Gaeta, sul quale il borgo di Mranola si erge come un poggio a scrutarne l’orizzonte, completano il panorama e il paesaggio di questi luoghi. Allo stesso tempo la presenza della costa, con le sue spiagge (Formia, Gaeta, Minturno), i suoi approdi e i suoi porticcioli turistici consentono di fruire a pieno questo habitat marino il cui territorio compreso nei comuni di Formia, Gaeta e Minturno, è stato inserito nel Parco Regionale della Riviera di Ulisse (Legge Regionale 2/2003). Due parchi nello stesso contesto territoriale a suggello della valenza ambientale, storica e culturale di questi luoghi.
           Dal punto di vista logistico il borgo di Maranola si trova in una posizione assolutamente strategica. Posto a poca distanza dalle città di Formia (km. 4), Gaeta (Km. 8) e Minturno (km. 10) lo collegano ad esse un impianto di strade locali che si collegano direttamente con la Via Appia che attraversa l’intero comprensorio verso Roma a Nord e Verso Napoli a Sud, con la Via Flacca verso Roma, con la Via Domiziana Verso Napoli e con l’Autostrada del Sole A1 il cui casello è posto a soli km. 30 in direzione della città Cassino.
La presenza della stazione Ferroviaria di Formia a soli km. 4, permette un’agevole e veloce collegamento con le città di Roma (distante km. 140) e di Napoli (distante km. 80) e con le altre città della Provincia di Latina (Latina, Priverno, Aprilia) e dell’alta campania (Aversa, Villa Literno) poste sull’asse ferroviario Roma - Napoli.
Inoltre, la vicinanza con i porti di Formia e Gaeta rende facilmente fruibile il raggiungimento dell’arcipelago Pontino (Ponza e Ventotene da Formia) e durante l’estate della costiera Sorrentina (un’apposita linea dal porto di Formia), nonché l’utilizzo dei relativi porticcioli turistici durante le vacanze estive.
Questa ampia rete di collegamenti favorisce la vocazione turistica del territorio di Maranola e dell’intero comprensorio e il suo ulteriore sviluppo.
Dal punto di vista dei servizi, la vicinanza con le città di Formia e Gaeta permette il facile accesso ad una rete commerciale ampia e avanzata, la fruizione di strutture del tempo libero (cinema, teatro, impianti sportivi, biblioteche, centri culturali, musei), nonché l’utilizzo di strutture dedicate al turismo (centri di informazione, APT, guide turistiche, case dei parchi). Di sicuro vantaggio, inoltre, la possibilità di poter accedere agevolmente ale tutte le strutture amministrative locali (Comune, Comunità Montana XVII, Parchi, Consorzio Industriale) nonché di quelle decentrate dallo Stato, dalla Regione e dalla Provincia (Camera di Commercio, Agenzia delle Entrate, Tribunale, INPS, Ufficio provinciale). Non ultima e altrettanto importante la presenza di servizi sanitari di una certa importanza (Ospedali di Formia, Gaeta e Minturno,  USL, cliniche e poliambulatori privati, servizio 118) posti a breve distanza e facilmente raggiungibili.
             Infine non resta che porre l’accento sul notevole patrimonio artistico e monumentale da poter visitare, del tutto fruibile grazie alla facilità dei collegamenti, relativo non soltanto al borgo di Maranola (di cui parleremo in apposito capitolo) ma all’intero comprensorio da Fondi a Minturno e oltre fino a Roma e Napoli.
Formia è a soli quattro chilometri e la città e il suo territorio sono ricchi di monumenti di epoca romana (cisternone, criptoportici, porticciolo Caposele, Museo Archeologico, Tomba di Cicerone) e medievale (torre di Mola, centro storico di Castellone, chiesa di Sant’Erasmo) nonchè di due siti  archeologici di importanza nazionale quali  la villa di Mamurra sul promontorio di Gianola inserita nel contesto del Parco Regionale della Riviera di Ulisse e la Villa di Cicerone inserita nel contesto urbano tra la costa e il centro della città.
Gaeta, di notevole importanza storica, con il suo borgo medievale fortificato, i due castelli Angioino e Aragonese, la Cattedrale e le chiese medioevali dell’Annunziata e di Santa Lucia fino alle strutture militari delle batterie borboniche e delle mura di Carlo V che insieme al Mausoleo di Munazio Planco, di epoca romana, fanno da corona alla collina di Monte Orlando.
            Minturno con il suo centro storico medievale costruito intorno al castello dei conti Castani nel XIV secolo, la cattedrale di San Pietro e nella piana prospiciente il mare il sito meraviglioso dell’antica città di Minturnae con il suo teatro in stile greco.
           Itri, borgo fortificato sovrastato da suo castello normanno con le numerose testimonianza di epoca romana (la Via Appia) e il Santuario della Madonna della Civita posto in cima ad una collina lontano dal borgo e inserito nel contesto del Parco Regionale dei Monti Aurunci.
Fondi con la sua pianta urbana quadrata che rispecchia ancora l’antica fondazione come Castrum Romanum con gli assi del Cardo e del Decumano dove si affacciano l’antico castello dei conti Caetani, la Giudecca e il Duomo medievale.
           Così via via fino a raggiungere il sito dell’antica Abbazia, del VI secolo, di Montecassino (a km. 30), le abbazie medioevali di Fossanova (a km. 50) con la sua Grangia  e il Convento domenicano  e di Casamari (a km. 60) con la sua splendida chiesa gotica e il Convento cistercense, il Tempio di Giove Anxur a Terracina (a km. 40) con le sue monumentali fondamenta a getto sul mare prospiciente la rupe del Pesco montano, le città di Capua (a 30 km.) e di Sessa (a 20 km.) in Campania con i loro notevoli centri storici ricchi di manufatti romani e medievali, la Reggia di Caserta (a km. 60) e il centro medievale della città antica di Caserta.
           Una carrellata veloce scegliendo le città e i monumenti vicini più importanti, ma molto altro ancora rimane  da vedere e visitare in un raggio di appena sessanta chilometri.
Andando oltre possiamo raggiungere facilmente le città di Roma (due ore in macchina e un’ora e mezza in treno) e di  Napoli (un’ora in macchina e in treno) e visitare i Parchi Nazionali del Circeo e di Abruzzo (un’ora di macchina), fino ad arrivare ai siti archeologici assolutamente suggestivi di Cuma (quaranta minuti di macchina) sulla costa flegrea e Pompei (un’ora di macchina) alle falde del Vesuvio.
Un comprensorio sorico-artistico facilmente raggiungibile e fruibile godendosi i luoghi ameni e silenziosi della campagna fuori dal trambusto giornaliero delle città.
 

                                                                LA STORIA


             Il borgo di Maranola, protetto alle spalle dai monti e aperto all’influenza del mare, ha avuto sin dall’antichità una posizione geografica invidiabile e assolutamente strategica nel contesto del comprensorio del Lazio meridionale.
Fin da epoche remote questa posizione favorevole ha permesso all’uomo di stabilirsi nel suo territorio. Ne sono testimonianza sia i molteplici resti di mura megalitiche risalenti al periodo italico, da attribuire alle popolazioni autoctone di origine Aurunca; sia i resti di ville, cisterne e depositi di epoca romana, collocati soprattutto nel territorio sottostante il borgo degradante verso il mare a ridosso della Via Appia e parte integrante dell’antica massa del “Formianum”:
             La nascita del borgo medievale, con molta probabilià risale al periodo delle invasioni barbariche in conseguenza delle quali si ebbe un progressivo spopolamento dell’antica Formia e un intensificarsi di piccoli nuclei abitati sulle colline circostanti.
             Fu allora che sorsero sul territorio collinare i primi insediamenti che, sovrapponendosi al tessuto abitativo preesistente, diedero origine ai “sette villaggi” che, secondo la tradizione orale, sarebbero alla base della fondazione di Maranola.
             Le fonti più antiche sulla storia del borgo risalgono alla metà del X secolo e provengono dal Codex Diplomaticus Cjetanus. In un documento del 950 viene descritta la donazione che i duchi di Gaeta, Docibile II e Giovanni II, fanno al duca Marino del patrimonio demaniale di loro pertinenza ubicato nelle località Maranola e Marana; in un altro del 1029 troviamo la prima testimonianza di un centro fortificato (castrum).
Nel 1045 Maranola, sotto il possesso della famiglia ducale di Gaeta, viene concessa a Giovanni che si intitola Conte di Maranola e diventa una contea integrata nel Ducato di Gaeta fino alla metà del XII secolo. Nel 1135,  Gaeta e le sue terre entrano a far parte del regno normanno di Sicilia e nel riassetto territoriale che ne consegue alcune contee, compresa quella di Maranola, vengono acquisite alla contea di Fondi sotto il dominio della famiglia dell’Aquila.
Aggregata di nuovo al Ducato di Gaeta con un atto di re Tancredi nel 1191, Maranola ritorna sotto il dominio dei dell’Aquila fino al 1223 quando con un atto di confisca l’imperatore Federico II  concede la contea di Fondi e con essa il territorio di Maranola a Giovanni Poli.
            Nel 1268 il castello di Maranola era sotto il dominio di Andrea di Sessa. In questo periodo il borgo, per ordine di Carlo I d’Angiò, subisce un assedio  e la distruzione dell’intero abitato compreso il castello e le torri di fortificazione. In seguito a tali avvenimenti il feudo viene concesso a Francesco di Visemal che inizia la ricostruzione del borgo e del castello.
            Durante la dominazione angioina  la contea di Maranola subìsce una serie di eventi catastrofici fino alla sua occupazione nel 1340 da parte d Filippo Nantolio e all’assedio del 1347 da parte di Nicolò Caetani.
Passata sotto la sfera di influenza della famiglia Caetani, alla morte di Nicolò, Maranola entrò nel possesso feudale di suo figlio Onorato I . Sotto i Castani il borgo vive un periodo di tranquillità e di prosperità. Durante il dominio di Onorato, oltre a quelle militari, vengono eseguite numerose opere civili e l’amministrazione cittadina si dota di un proprio statuto autonomo.
           Dopo alterne vicende, durante le quali i Caetani sono costretti a cedere  Maranola prima a di Pietro Origlia e poi a Marino Marzano duca di Sessa, l’intero territorio passa sotto la giurisdizione di Prospero Colonna su concessione del re di Napoli Federico d’Aragona, successivamente confermata nel 1504 da Ferdinando II il Cattolico.
           Con la morte di Prospero Colonna il feudo passa al figlio Vespasiano e quindi a Vespasiano Gonzaga nato dal matrimonio tra Isabella, figlia di Vespasiano, e Luigi Gonzaga
Nel 1591, alla morte di Vespasiano, la sua figlia ed erede Isabella sposa Luigi Carafa principe di Stigliano che eredita l’intero feudo.
           Nel 1688, con la morte di Nicola Carafa Guzman, Maranola viene incamerata dal regio fisco e quindi venduta, nel 1690, al conte Antonio Carafa, la cui famiglia governerà fino al 1806, epoca dell’eversione della feudalità.
           Successivamente, durante il periodo napoleonico il territorio di Maranola viene aggregato a quello di Castellonorato, formando un’unica compagine territoriale giurisdizionalmente posta sotto il circondario di Gaeta.
Questa unione dura fino al 1851 quando, con Regio Decreto, le due entità territoriali si separano e Maranola diventa comune autonomo. L’autonomia comunale dura circa settanta anni fino al 1928 quando, con Regio Decreto del 4 aprile 1928, i comuni di Maranola e Castellonorato vengono aggregati definitivamente al nuovo comune di Formia.
Attualmente, all’interno del comune di Formia, Maranola è una delle quattro Circoscrizioni territoriali,  con un proprio Consiglio Circoscrizionale eletto a suffragio universale e rappresentato nell’amministrazione centrale del Comune da un presidente di circoscrizione eletto nell’ambito dello stesso Consiglio.

                                                            I MONUMENTI

            Le vicende storiche che hanno reso, per oltre 1300 anni, il borgo di Maranola un punto di riferimento strategico nell’ambito del contesto territoriale del Golfo di Gaeta si rispecchiano, oggi, in una serie di monumenti che ancora caratterizzano l’ambiente del borgo e del territorio circostante.
Parendo da Formia, seguendo la strada provinciale per Castellonorato, all’altezza del cimitero cittadino si incontra la chiesa di Santa Maria in Castagneto. Pieve di campagna, già citata nella bolla papale di Alessandro III del 1170, si caratterizza per il suo campanile, antistante la facciata principale, composto da  quattro piani sormontati da una cella campanaria. L’intera struttura murari esterna ingloba numerosi reperti di epoca romana (metope, frontoni, fregi) utilizzati nella sua costruzione e provenienti dai resti delle numerose ville romane dislocate nel territorio.                    L’interno ad un’unica navata, conserva parte della primitiva pavimentazione a ceramica e residui di affreschi parietali di origine medievale.
            Continuando lungo la strada provinciale, in località Cantoni, si ergono possenti i  resti di antiche mura megalitiche, costruite a secco con grossi massi lavorati a bugnato. Insieme a quelle presenti in località Aucciana e Acqualonga sempre nel territorio di Maranola, in località Acerbara, Castellone e Via Solaro nel territorio di Formia e in località la Palomba nel territorio di Catellonorato, rappresentano il sistema di fortificazioni e villaggi (pagus) che in periodo italico, tra il VII e il IV secolo a.C., vennero costruiti dalla popolazione autoctona degli Aurunci a difesa del territorio.
             La strada provinciale conduce direttamente al borgo medievale il cui centro storico, posizionato alla sommità di uno sperone di rocce a faglia, si adatta alla posizione orografica del sito con un andamento degradante verso il mare.
             L’impianto originario del borgo si sviluppa intorno al nucleo centrale costituito dall’impianto del castello  dal quale parte l’inero assetto urbano degradante verso il basso con ampi cerchi concentrici. Il nucleo principale del centro, che trova il suo sviluppo a partire dal VII secolo, è consolidato su un impianto quadrangolare attraversato da due assi principali: quello nord-est/sud-ovest, che corre parallelo al lato sud della murazione con una sezione alquanto ridotta sistemata a gradoni e quello nord-sud che rappresenta lo stacco tra il nucleo più antico e la parte più moderna dell’abitato.
             L’impianto urbano è delimitato nella sua complessità da un cinta muraria la cui parte che si sviluppa a sud-est (ancora oggi visibile) è costituita da un muro merlato alto m. 7,00 e sormontato da tre torri quadrate più alte della cortina muraria e coronate da una merlatura senza aggetti.
Prospiciente il lato sud-est borgo e fuori la cinta muraria si trova la chiesa della SS. Annunziata con l’annesso Convento francescano dei padri Conventuali fatto costruire dal conte Onorato I Caetani nel XIV secolo. La chiesa è di stile gotico campano, composta da un’unica navata con volte a crociera e sormontata da un campanile in mattoni del XIX secolo in stile neogotico. All’interno domina l’altare centrale sormontato da un trittico del XV secolo opera di Angiolillo Arcuccio che rappresenta la Madonna in trono con bambino tra i santi Francesco d’Assisi e Sant’Antonio da Padova. Alle pareti laterali due affreschi raffiguranti Santa Caterina d’Alessandria e l’Annunziata con Sant’Antonio Abate, testimonianza dell’impianto pittorico che un tempo doveva ricoprire l’intera superficie muraria della chiesa.
              Partendo dalla piazza Antonio Ricca, antistante il borgo medioevale e concepita come un belvedere sul Golfo di Gaeta, ci troviamo di fronte il Seggio, struttura composta da una doppia scalinata in pietra che ruota intorno ad una rotonda centrale in mattoni. Tale struttura venne costruita in sostituzione dell’antico Rivellino, porta principale di accesso all’antico borgo, abbattuto nel 1872 per far posto alla nuova facciata che domina la parte meridionale del centro, sormontata dal nuovo Palazzo municipale costruito nella stessa epoca.
Superato il Seggio e attraversata la porta principale si accede al centro storico che nel suo tessuto di vie, cortili e piazze racchiude le strutture di pregevoli frantoi, per la molitura delle olive, di epoche diverse dal XVII al XIX secolo. Salendo per Via Santa Maria dei Guglielmi  fino a raggiungere la parte più alta dell’abitato si raggiungono i monumenti principali del paese collocati a breve distanza tra loro intorno a quella che doveva essere un tempo l’arce del borgo antico.
               Primo fra tutti l’impianto del castello con la sua Torre medievale in funzione di mastio.  La torre sorge all’interno della corte su un banco di roccia sopraelevato, con base quadrata per un’altezza di circa m. 30,00. L’esterno in pietra calcarea è caratterizzato dalla presenza, ai quattro lati, di grossi conci squadrati intervallati da inserti di mattoni in cotto che conferiscono alla possente mole della torre un aspetto più slanciato. L’interno si articola su quattro livelli di cui il primo adibito a cisterna e gli altri destinati ad alloggio e a locali di servizio, tutti illuminati da feritoie e comunicanti, un tempo, attraverso delle botole con scale retrattili.
Prospiciente l’impianto del castello si trova la chiesa patronale di San Luca Evangelista antistante l’omonima piazza. L’esterno è caratterizzato da una scala di accesso che immette al sagrato sul quale si apre l’unico ingresso con portale in pietra sormontato da una lunetta un tempo affrescata. L’intera struttura è sormontata dal campanile in diversi ordini decorato con mattoni in cotto e bacini ceramici di colore verde. L’interno si presenta ad un’unica navata, con tre volte a crociera, lungo la quale si possono ammirare affreschi del XIV secolo ritrovati durante gli ultimi lavori di restauro. Sul lato destro della navata si apre la cappella del Corpo di Cristo. Nella cappella si conservano pregevoli affreschi e un altare principale in stile barocco sormontato da un dipinto su tavola del XVI secolo attribuito alla scuola di Siciolante da Sermoneta, rappresentante la figura di Cristo risorto.
Sottostante l’altare maggiore si scopre, nella sua bellezza, una cripta del XIV secolo interamente affrescata con  figure di Santi, Madonne del latte e un ciclo della vita di Cristo. Nella sacrestia si conserva un affresco del XIV secolo di scuola senese raffigurante una Madonna con bambino e melograno.
                Annesso alla chiesa è l’edificio della Canonica, costruita nel XIX secolo, che conserva incastonati nei muri maestri numerose iscrizioni di epoca romana rinvenute sul territorio.
                Di fronte alla Canonica si erge la chiesa di Santa Maria dei Martiri il cui impianto architettonico è il risultato della sovrapposizione di varie epoche e stili. Esternamente la chiesa è caratterizzata da un campanile quadrangolare composto da tre livelli su cui si aprono monofore decorate con bacini ceramici invetriati di colore verde. L’interno è composto da un impianto di tre navate una delle quali gotica con volte a crociera. L’altare maggiore è sormontato da un dipinto di scuola romana del XVI secolo rappresentante Madonna con Bambino e i Santi Petro e Paolo;  la navata centrale si sviluppa con tre altari barocchi con stucchi di pregevole fattura dedicati ai santi Biagio e Sebastiano e alla Madonna Addolorata rappresentati da statue lignee del XVII e XVIII secolo; a lato all’entrata principale si trova la cappella del presepe di scuola pugliese del XVI secolo con personaggi in terracotta e il soffitto affrescato da figure di profeti. Le pareti della chiesa sono in parte ricoperti da affreschi del XIII e XIV secolo tra i quali spiccano per il loro pregio una Madonna del Latte e una Madonna del Cardellino.
                Fuori da centro abitato, ubicati sulla cima del Monte Redentore (1252 m.s.l.) si trovano altri due importanti monumenti: il Santuario di San Michele Arcangelo e il Monumento a Gesù Redentore, raggiungibili attraverso la carrareccia che dall’abitato di Maranola porta ai Monti Aurunci.
                Il primo si compone di una chiesa del XVII secolo, fatta costruire su un antico cenobio benedettino dell’VIII secolo, con un facciata in pietra calcarea in stile neogotico sovrapposta ad una grotta con una sorgente perenne, all’interno della quale si conserva, sull’altare maggiore, la statua in peperino nero di San Michele Arcangelo.
                Il secondo, una statua di ghisa dell’altezza di circa m. 6 posta su una sottostante cappella e rappresentante la figura di Cristo Redentore benedicente, venne fatto erigere da Papa Leone XIII nel 1900 insieme ad altri 19 monumenti su altrettante cime italiane per celebrare l’inizio del nuovo secolo.